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La pasta ha una storia più lunga di quanto la maggior parte delle persone creda, e anche più complicata. L'idea che Marco Polo l'abbia portata dalla Cina è uno dei miti alimentari più persistenti. La realtà è che la pasta era già ben radicata in Italia secoli prima del suo viaggio in Cina alla fine del 1200.
I primi precursori della pasta compaiono nell'Italia antica. Gli Etruschi preparavano una forma di lasagne usando farro e acqua, e i Romani cuocevano focacce non lievitate di farina e acqua chiamate làgana, termine che sopravvive nell'odierna lasagna italiana. Queste venivano cotte al forno piuttosto che bollite, il che le distanzia dalla pasta come la conosciamo, ma la discendenza è chiara.
Ciò che oggi riconosceremmo come pasta affonda le sue radici in Sicilia, dove i mercanti arabi introdussero nel periodo medievale una pasta secca estrusa conosciuta in arabo come itryah. Si trattava di un alimento pratico: la pasta secca poteva essere conservata e trasportata, il che la rendeva preziosa per i lunghi viaggi in mare. Una versione di questa pasta, i vermicelli di Tria, viene ancora prodotta e consumata oggi a Palermo, rendendola uno dei formati di pasta di produzione continua più antichi esistenti.
Verso la fine dell'VIII secolo, la pasta era diventata talmente diffusa in tutta la penisola italiana da essere chiamata genericamente maccheroni, un termine che comprendeva tutto, dalle sfoglie di lasagna ai formati estrusi fino alla pasta ripiena.
Napoli ha svolto un ruolo diverso ma altrettanto significativo nella storia della pasta. Sebbene i napoletani non abbiano inventato la pasta, sono stati i primi ad abbinare la pasta lunga estrusa al sugo di pomodoro, un connubio diventato così strettamente legato alla città che nel XIX secolo i napoletani si guadagnarono il soprannome di mangiamaccheroni. Il pomodoro stesso era arrivato in Europa dalle Americhe solo nel XVI secolo e ha impiegato un altro centinaio di anni circa per farsi strada nella cucina quotidiana italiana.
Nel 1800, Napoli e Genova erano diventate i centri di produzione ed esportazione della pasta, attingendo grano duro da Puglia e Sicilia per rifornire un mercato interno ed estero in crescita.
L'Italia rimane il maggiore produttore e consumatore di pasta al mondo. Circa la metà della sua produzione annuale viene esportata e la domanda globale è cresciuta costantemente man mano che il piatto è diventato un alimento base nelle cucine ben oltre il Mediterraneo.
In Italia esistono oltre 300 formati di pasta riconosciuti, ognuno con radici regionali e abbinamenti tradizionali. Le differenze tra loro non sono puramente estetiche: il formato influenza la consistenza, il tempo di cottura e quanto bene una pasta trattiene un determinato sugo. I fili lunghi e sottili si adattano a sughi lisci a base di olio. Le larghe fettuccine gestiscono bene i robusti ragù di carne. I formati corti e rigati catturano sughi ricchi di verdure e pomodoro. I formati ripieni come ravioli e tortellini racchiudono un ripieno che diventa parte integrante del piatto stesso.
Preparare la pasta fresca in casa ci connette direttamente a questa storia. La tecnica di base, farina, uova o acqua, impasto e stesura, non è cambiata da secoli. Gli strumenti sono migliorati, ma il procedimento è lo stesso che viene ripetuto nelle cucine italiane da generazioni. Se sei alle prime armi, la nostra ricetta per la pasta fresca all'uovo è il punto di partenza ideale, e la nostra gamma di macchine per pasta Marcato copre tutto, dalla classica sfogliatrice manuale a un set motorizzato.
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